La riclassificazione dello Stato patrimoniale
Nelle pagine precedenti abbiamo visto che la prima operazione da eseguire dopo la predisposizione del bilancio, è la sua analisi ed interpretazione revisionale.
Il bilancio permette di dare delle informazioni non solo ai creditori, agli investitori, agli istituti di credito ed ai terzi in genere ma anche allo stesso imprenditore al fine di indirizzarlo verso scelte aziendali efficienti.
Il bilancio - al fine di procedere ad una efficace analisi sia per indici che per flussi della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa - deve essere riclassificato nel senso che alcune voci devono essere accorpate per una migliore lettura dei dati di bilancio.
Una volta che gli organi preposti abbiano accertata l'attendibilità dei valori di bilancio, la fase preliminare dell'analisi economico-finanziaria termina con la riclassificazione dei dati dello Stato patrimoniale e del Conto economico.
Il criterio di analisi prevalentemente utilizzato per la riclassificazione dello Stato patrimoniale è il criterio finanziario che ordina le attività e le passività secondo il loro grado di monetizzazione.
In particolare, le poste dell’attivo e del passivo vengono disposte rispettivamente secondo un ordine di liquidità ed esigibilità decrescente.
Chiunque si accinga a riclassificare lo Stato Patrimoniale di un bilancio per analizzarlo, troverà necessario spostare alcune voci del prospetto redatto in conformità allo schema reso obbligatorio dalla IV Direttiva CEE, in quanto il legislatore ha preferito classificarle dando maggiore risalto alla loro natura più che alla loro destinazione e provenienza.
L'attivo dello Stato patrimoniale
L'attivo dello stato patrimoniale è correttamente suddiviso in
→ immobilizzazioni
→
capitale circolante,
ma alcune voci sono fuori classe, mentre altre dovrebbero appartenere a raggruppamenti diversi.
In effetti il legislatore si è preoccupato di indicare le voci anche per la loro destinazione temporale: i crediti se esigibili entro od oltre l'esercizio successivo e le partecipazioni e gli altri titoli se considerati immobilizzazioni oppure capitale circolante, ma raggruppati a seconda della loro natura e non dell'area di appartenenza.
Criterio finanziario
Poiché un'analisi corretta deve basarsi su calcoli che partano da valori omogenei, tutte le voci devono essere incluse nelle due aree che distinguono la destinazione data agli impieghi in funzione della loro durata:
→ quelle che rimarranno tali e quali per più di dodici mesi da una parte (attivo immobilizzato),
→ quelle che sono destinate a trasformarsi in denaro entro dodici mesi dall'altra (attivo circolante).
I valori dell'attivo dello Stato patrimoniale sono raggruppati in base al grado di liquidità, ossia in relazione alla maggior o minore attitudine degli impieghi a trasformarsi in forma monetaria nel breve periodo (convezionalmente entro 12 mesi dalla data di chiusura del bilancio).
In base al criterio della liquidità - intendendosi per grado di liquidità di un dato elemento dell'attivo la sua attitudine a trasformarsi in denaro entro un periodo più o meno ampio oltre la chiusura del periodo amministrativo - possiamo distinguere le attività secondo un grado di liquidità decrescente in attività correnti e attività immobilizzate.
Le attività correnti sono rappresentate dalla cassa, crediti verso clienti, magazzino, ecc. e vanno a costituire il cosiddetto "Capitale circolante lordo".
Le attività immobilizzate possono essere materiali (fabbricati, impianti, macchinari ecc.), immateriali (brevetti, marchi ecc.) e finanziarie.
Le
fonti di finanziamento sono invece aggregate in relazione al loro grado di esigibilità, ossia in relazione al tempo più o meno breve entro il quale si dovrà sostenere l'uscita monetaria legata alla loro estinzione.
Gli impieghi sono disposti secondo un ordine di liquidità decrescente (oppure crescente), lo schema di riclassificazione espone dunque per prima le attività già in forma liquida per scendere man mano agli impieghi in forma meno liquida (o viceversa).
Le fonti di finanziamento sono invece aggregate in relazione al loro grado di estinguibilità decrescente (o crescente) ossia lo schema di riclassificazione evidenzia per prima le passività a breve per giungere gradualmente alle fonti di finanziamento che hanno invece una scadenza più lunga (o viceversa).
Criterio della pertinenza gestionale
Diamo un cvenno anche ad un secondo criterio per la riclassificazione dello stato patrimoniale è il criterio della pertinenza gestionale: questo criterio oltre a considerare il differente grado di liquidabilità/esigibilità delle poste, distingue le attività e le passività in tipiche, attinenti cioè le operazioni caratteristiche dell’impresa di acquisto, produzione e vendita, in accessorie e finanziarie.
Conoscere l’entità e la composizione degli impieghi e delle fonti associabili alle varie aree di gestione (tipica, accessoria e finanziaria) può accrescere notevolmente la portata informativa dell’analisi, soprattutto quando la gestione non tipica assume un peso significativo.
Fonte:
saperinvestire.it
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